STEMMI ARALDICI E LOGHI: parallelismi e divergenze

L’ARALDICA

“Anticamente definita ‘arte del blasone’, l’araldica è la scienza che analizza e interpreta gli stemmi, ne studia le fonti, l’origine e la storia e ne stabilisce le regole…Attraverso l’interpretazione simbolica delle figure e dei colori che compongono lo stemma, fornisce all’araldista gli strumenti per ricostruire la storia del suo possessore…”
Treccani Enciclopedia Online

L’araldica nasce nel medioevo, attorno all’XI sec d.C., in concomitanza con la diffusione dei tornei cavallereschi.
In queste occasioni l’araldo (sorta di maestro di cerimonia) era incaricato, durante il corteo che precedeva le competizioni, di individuare i cavalieri (altrimenti irriconoscibili a causa delle armature) attraverso le insegne raffigurate su scudi, stendardi, abiti e bardature.
Attraverso l’interpretazione dello stemma, l’araldo era in grado di descrivere nome e titolo del contendente, al pubblico presente.

Proprio per facilitare questa interpretazione, vennero create delle norme che regolavano la composizione degli stemmi e si costituì un vocabolario, provvisto di specifici termini e sintassi, che ne rendesse universale la lettura.
La descrizione dello stemma attraverso l’uso di questa terminologia tecnica è detta blasonatura e costituisce dunque la controparte verbale della rappresentazione grafica dello scudo.
Le raccolte di stemmi, che fossero corredate di immagini o che presentassero solamente le blasonature, erano chiamate armoriali.

Il declino dell’araldica avviene in corrispondenza con la Costituzione della Repubblica Italiana (1948), allorché i titoli nobiliari non vennero più riconosciuti e di conseguenza il collegio della Consulta Araldica venne abolito. Attualmente è attivo un ufficio di Onorificenze e araldica pubblica, che si occupa della concessione degli stemmi a comuni, provincie ed enti, nonché della gestione dell’archivio della precedente Consulta.

blasonatura stemma
Esempio di blasonatura di uno stemma: Partito di rosso e di nero, all'aquila d'oro attraversante. Fonte: Wikipedia
Scontro fra due cavalieri in un'illustrazione tratta dal Codex Manesse (XIV sec.)
Scontro fra due cavalieri in un'illustrazione tratta dal Codex Manesse (XIV sec.)
IL LOGO: UN SOSTITUTO DELLO STEMMA?

Il ruolo che per secoli fu dello stemma è stato in qualche modo ricoperto, in epoca più recente, dal logo. Entrambi assumono la funzione di rappresentare un nome o un concetto attraverso forme e colori visivamente impattanti.

La differenza principale rispetto allo stemma araldico, il quale era appannaggio di nobili lignaggi familiari ed istituzioni, è che un logo può essere utilizzato da chiunque e soprattutto, può essere usato per rappresentare l’identità di aziende ed attività commerciali.
Un logo, grazie alle moderne tecnologie, può ed anzi deve essere riprodotto in maniera pedissequa in ogni occasione, al contrario dello stemma il quale, essendo “fissato” solo verbalmente (grazie alla blasonatura) poteva si essere riprodotto da chiunque, ma sottostava alle inevitabili variabili della mano dell’artista e ad un certo grado di interpretazione.

La libertà per chiunque di aver un proprio logo, si applica anche alle sue caratteristiche estetiche: ad eccezione di quelle del copyright (e di quelle del buongusto), non vi sono regole ferree da seguire quando se ne realizza uno.

Al contrario, una regola che ad esempio vigeva nella realizzazione degli stemmi araldici, era quella dell’uso di soli sette colori, i quali erano detti Smalti. Questi erano a loro volta suddivisi in due categorie: i Metalli, ovvero oro ed argento (giallo e bianco) e le Tinture, ovvero rosso, verde, azzurro, porpora e nero.

Tali colori sottostavano anche alla “regola di contrasto dei colori”: non si potevano sovrapporre due metalli o due tinture; era invece consentito accostarli in partizioni adiacenti.

Alcune eccezioni erano applicate a certi dettagli delle figure, come artigli, rostri e lingue degli animali. Ulteriori colorazioni secondarie furono aggiunte col tempo: il Naturale, ovvero la rappresentazione di una figura nei suoi colori reali; la Carnagione, ovvero il colore della pelle umana; il Cielo, ovvero una campitura azzurra disseminata di nuvole; le Pellicce, ovvero l’Armellino ed il Vaio, rappresentate rispettivamente dal bianco con moscature nere, e dall’azzurro con campanelle bianche. Queste ultime non dovevano rispettare la regola di contrasto dei colori.

Negli stemmi l’uso dei colori poteva avere una valenza simbolica, pur non essendoci una simbologia codificata; era dunque una scelta piuttosto soggettiva e dipendente dalle idee del committente o dell’artista.

I colori nell'araldica
I colori nell'araldica

Nei loghi moderni abbiamo una scelta enorme per quanto riguarda i colori. Generalmente si tiene conto dei principi base della teoria dei colori (calore, complementarietà etc) e si cerca di associare il colore al tema del logo (banalmente, il verde per un ente che si occupa di ecologia), ma in definitiva si ha completa libertà. In certi casi si utilizzano persino delle gradienti, che sfumano da un colore all’altro.

Per avere la certezza di un colore sempre uguale, abbiamo a disposizione i colori Pantone, che consentono, grazie alla codificazione e alle specifiche di formula di una ricchissima quantità di tinte, di fissare la tonalità del proprio colore istituzionale.

Rispetto all’araldica, il logo perde inoltre l’appendice della blasonatura, in funzione della facile riproducibilità dovuta alle tecnologie moderne, e del fatto che esso comprende al proprio interno anche il nome del titolare.

La mazzetta dei Pantone
La mazzetta dei Pantone
SINTESI COMUNICATIVA

Se è vero che gli stemmi araldici, in linea generale, avevano vissuto una parabola estetica progressivamente sempre più tesa al figurativo e al dettaglio, è altrettanto vero che i loghi hanno ripercorso tale parabola a ritroso, passando da uno stile tendenzialmente più complesso ed articolato (mutuato in parte proprio dagli stemmi) ad uno notevolmente più sintetico e minimalista.

In quest’ottica va anche considerato che il logo ha dovuto plasmarsi su una società sempre più veloce ed esigente, riassumendo in sé le necessità di distinguersi nella comunicazione creativa (sempre più inflazionata) e di possedere estrema versatilità.

Tutto ciò viene perfettamente incarnato dall’arcinota evoluzione del logo Apple, che qui riproponiamo.

Esso passa infatti da qualcosa di simile ad un vero e proprio stemma ricco di dettagli, con tanto di cartiglio, rappresentante Isaac Newton nell’ormai leggendario episodio della caduta della mela, ad un pittogramma che riduce quanto detto all’essenziale: una mela…e basta.

Curiosità: secondo quanto affermato dal grafico Rob Janoff la mela è morsicata per evitare che possa essere scambiata per un altro frutto.

L'evoluzione del logo Apple
L'evoluzione del logo Apple

Un episodio degno di nota in territorio italiano è quello del logo della Alfa-Romeo, che di base è uno stemma, o meglio l’unione di due: la croce di San Giorgio dello stemma della città di Milano ed il “biscione” Visconteo (in origine i Visconti erano signori di Anguaria, termine assonante con la parola latina anguis, serpente).

Nei suoi successivi rimaneggiamenti, lo “stemma”, pur continuando a mantenere le sue caratteristiche originali, è stato sottoposto ad una stilizzazione e semplificazione grafica, che lo hanno reso a tutti gli effetti un logo.

Gli stemmi dai quali deriva il logo della Alfa Romeo
Gli stemmi dai quali deriva il logo della Alfa Romeo
L'evoluzione del logo della Alfa Romeo
L'evoluzione del logo della Alfa Romeo

Lo stemma araldico nasceva principalmente per un uso in grande formato, che ne garantisse la leggibilità da lontano, e mano a mano è diventato sempre più ricco di dettagli parallelamente all’uso più istituzionale e meno “cavalleresco” che se ne faceva.
Un logo rielabora tale concetto diventando gradualmente più sintetico per poter essere leggibile a dimensioni sempre più piccole. Oltre a questo, un logo deve garantire la possibilità di essere usato nelle più disparate procedure di riproduzione, che si parli di stampa (a colori, in scala di grigi, monocromatica, in positivo e negativo), di uso digitale, di punzonatura e chi più ne ha più ne metta.

SIGNIFICATI PIÙ O MENO NASCOSTI

Le caratteristiche visive di un logo che spesso ambiscono a rendere in pochi tratti un gioco di parole o a suggerire “il tutto con la parte” vanno in qualche misura a rimpiazzare la rappresentazione “alludente” o “parlante” (per usare una terminologia araldica) di uno stemma: un perfetto esempio di “stemma parlante” è quello della famiglia Colonna, che contempla niente meno che…una colonna!

Uno stemma alludente può altresì rappresentare un evento o una caratteristica legati al proprio titolare. Nello stemma del Casato di Lorena, ad esempio, appaiono tre alerioni d’argento: essi alludono al fatto che Goffredo di Buglione (duca della bassa Lorena) ne aveva trafitti tre con una sola freccia al momento della presa di Gerusalemme.

Lo stemma dei Colonna
Di rosso alla colonna d'argento col capitello e la base d'oro, coronata all'antica dello stesso. Fonte: Wikipedia
Stemma del Casato di Lorena
D'oro, alla banda di rosso, carica di tre alerioni d'argento. Fonte: Wikipedia

Questi concetti sono potenzialmente ancora validi del mondo del logo moderno, ma spesso, vengono portati ad estreme conseguenze d’astrazione, nella ricerca dell’originalità e della distinzione, in un ambiente saturo di elementi di comunicazione visiva sempre più uguale a sé stessa e funestata dalla dozzinalità.
Basterebbe citare il più noto degli esempi, un logo che a suo tempo fu di rottura e che a distanza di 50 anni è diventato il più celebre al mondo: quello della Nike.
Come molti sapranno, il famoso “baffo” sintetizza in un segno totalmente astratto l’ala della dea della vittoria Nike ed il concetto di velocità (l’azienda all’inizio vendeva scarpe da corsa).
Un vero e proprio “logo alludente”!

Se sei interessato alla storia, dai un’occhiata all’articolo sull’alfabeto latino che trovi qui